ANC Segrate

Associazione Nazionale Carabinieri
sezione di Segrate (MI)
email: anc.segrate@gmail.com

mercoledì 25 ottobre 2017

mobilitati anche i cinofili di ANC


Stanotte dopo ore di attesa e di paura, Sofia, la 13enne scomparsa è rientrata a casa

La famiglia ha espresso un grande ringraziamento all’Arma dei Carabinieri che si è mobilitata coinvolgendo anche i reparti speciali e in particolare ai militari della Tenenza di Pioltello. E’ stata una ricerca difficile, ma alla fine ha dato frutto. Sofia è stata infatti individuata a Tarullo, un Comune in provincia di Pesaro Urbino.


Alle ricerche della ragazzina hanno contribuito anche i cani molecolari di razza Bloodhound dell'unità cinofila di ANC (vedi fotografia sotto).


articolo su il Giornale di Monza



martedì 24 ottobre 2017

dopo 100 anni rischiamo un'altra Caporetto



fonte: tgcom24 Mediaset 


Le due di notte del 24 ottobre 1917. Una cannonata squarcia il buio e il silenzio dell'alta valle dell'Isonzo. E' l'inizio della battaglia di Caporetto, passata alla storia come la più grande disfatta dell'esercito italiano. Con un bilancio terribile: 11mila morti, 30mila feriti, 293mila prigionieri.Ma quali sono i veri motivi per cui l'esercito italiano venne sconfitto in quello che oggi è il villaggio sloveno di Kobarid? Colpa di Cadorna, del generale Capello, di Badoglio, dei soldati? A cent'anni di distanza ancora ci si interroga.
(...)
L'attacco era stato ampiamente previsto dal comando maggiore italiano, ma i vertici militari ne avevano sottovalutato portata e obiettivi, mettendo perciò in campo strategie difensive esitanti e inadeguate.

Come ha notato lo storico Alessandro Barbero (vedi filmato sotto), "i tedeschi studiano, sperimentano, applicano nuove tattiche; noi stiamo fermi e ci atteniamo ai regolamenti. Il nostro esercito è lento, burocratico, contadino, mentre il loro è veloce, moderno, industriale".
(...)  La qualità degli ufficiali non era però più quella della scuola ottocentesca: i nostri reparti erano comandati da 19enni, studenti di scuole superiori. Un esercito governato dalla burocrazia, tradizionalista, dove l'iniziativa era scoraggiata e dove, come disse il generale Capello, "l'artiglieria contava più avvocati che ingegneri".

Dall'altra parte (quella dei tedeschi), invece, gli ufficiali (giovani anch'essi) premiavano l'iniziativa, ancor più dell'attesa degli ordini.  Il 25enne tenente Erwin Rommel, per esempio, andando ben oltre gli ordini ricevuti, al comando di una compagnia
- a piedi - avanzò di 40 Km in due giorni, conquistò il caposaldo del monte Matajur, fece prigionieri oltre 9mila uomini di cui 150 ufficiali, catturando 81 cannoni e 200 mitragliatrici pesanti.
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Cent'anni dopo, possiamo onestamente affermare che la lezione sia stata imparata, oppure le cause della sconfitta permangono ?




il libro su Caporetto del prof. Barbero:


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giovedì 14 settembre 2017

il nuovo comandante provinciale


col. Luca De Marchis

12 settembre 2017
Il nostro benvenuto al colonnello Luca De Marchis, da ieri è il nuovo comandante Provinciale dei Carabinieri di Milano e torna tra di noi dopo due anni passati a Roma.
 
Luca De Marchis, 47 anni, nato a Sesto San Giovanni ma cresciuto soprattutto a Roma, dal 2015 era stato il responsabile della protezione e sicurezza del Capo dello Stato in Italia e all'estero.
In precedenza, dal 2012 al 2014 era stato il comandante del Gruppo Carabinieri di Milano.
 

In occasione della sua prima conferenza stampa nella caserma di Via Della Moscova, De Marchis ha ricordato che " i Carabinieri sono un patrimonio dell'intera nazione e nel capoluogo meneghino continuano, da sempre, il loro insostituibile servizio a beneficio dei cittadini. Milano, inoltre, vuoi per la sua vocazione europea, attrae anche molti stranieri rendendo spesso particolarmente faticoso il lavoro delle forse dell'ordine. Sotto traccia, poi, la metropoli deve pure essere protetta da nuovi fenomeni come quello del terrorismo, il che richiede un supplemento di faticosa attenzione da parte dell'Arma e di tutte le altre Forze dell'ordine."


Il Colonnello Luca de Marchis, nato nel 1969 a Sesto San Giovanni, dal 1985 al 1988 ha frequentato la Scuola Militare Nunziatella di Napoli, poi i corsi dell’Accademia Militare di Modena e della Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma dal 1988 al 1992.
E’ sposato ed ha una figlia

Ha ricoperto i seguenti incarichi di comando:
- comandante del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Novara dal 1995 al 1998;
- comandante delle compagnia di Terracina dal 1995 al 1998;
- comandante delle compagnia di Napoli Vomero dal 1998 al 2000;
- comandante di Nucleo presso il Reparto Carabinieri Presidenza della Repubblica dal 2000 al 2007;
- capo Sezione all’Ufficio Legislazione del Comando Generale dell’Arma dal 2007 al 2012;
- comandante del Gruppo Carabinieri di Milano dal 2012 al 2014;
- comandante del Reparto Carabinieri Presidenza della Repubblica dal 2015 al 2017.

Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza nel 1995 presso Università degli Studi “La Sapienza” di Roma con la votazione di 110 e Lod e la laurea specialistica di II livello in Scienze della Sicurezza interna ed esterna nel 2003 presso l'Università degli Studi “Tor Vergata” di Roma, sempre con la
votazione di 110 e Lode. E’, inoltre, in possesso di Master Universitario di II livello
per Esperti in Scienze della Sicurezza e dell’Organizzazione.
Ha frequentato, nel 2014, il XXX Corso di Alta Formazione per dirigenti delle
Forze di Polizia presso la Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia di Roma,
nell’ambito del quale ha conseguito il Master Universitario di II Livello in Sicurezza,
coordinamento interforze e cooperazione internazionale (anno accademico 2014/2015).

Parla correntemente la lingua inglese ed è stato insignito, nel 2015, dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

sabato 24 giugno 2017

al 50esimo fondazione ANA




24 giugno 2017. Stamattina gli  uomini della sezione ANC di Segrate sono stati lieti di scortare la marcia degli Alpini tra le strade di Segrate.
I soci di Limito, Pioltello e Segrate dell'Associazione Nazionale Alpini hanno festeggiato oggi il 50esimo anniversario di Fondazione della loro sezione.
Durante la marcia è stata deposta una corona davanti alla lapide dedicata ai caduti e dispersi in Russia, con la partecipazione commosso di un sergente degli alpini reduce della campagna del 1942 sul fronte del Don.

il palco presso Sice Previt

Al termine della marcia le celebrazioni sono proseguite all'intermo dell'azienda Sice Previt, alla presenza della fondatrice Monica Tonini, nipote dell'irredentista trentino Giovanni Tonini,  capitano degli Alpini nella Prima Guerra Mondiale, colonnello nella Seconda G.M., che per tutta la vita ha dato dimostrazione concreta dei suoi valori di onestà e serietà, valori che stanno alla base del successo della Sice Previt anche in questi tempi di crisi e di concorrenza spietata.

In prima fila davanti al palco i sindaci di Pioltello e Segrate. Ivonne Cosciotti ha ricordato le origini montanare della sua famiglia e la sua forte vicinanza da sempre al Corpo degli Alpini (Corpo nato nel 1872 per la difesa dei confini terrestri).
Paolo Micheli, sindaco di Segrate, ha ringraziato gli alpini per la loro dedizione al prossimo e la loro continua collaborazione con l'amministrazione e la cittadinanza di Segrate. Micheli ha parlato anche della necessità di rivalutare il concetto di "onore" che attualmente sembra una parola antiquata e caduta in disuso. 




Luigi Boffi, presidente della sezione ANA di Milano, ha voluto invece rilanciare il valore del servizio di leva: "dopo 12 anni di sospensione i nostri giovani devono capire che i doveri vengono prima dei diritti e che è giusto restituire alla nazione parte di quanto hanno ricevuto durante la loro carriera scolastica".


Nell'immagine sopra, a conclusione della marcia, il brig. Belogi e il nostro presidente con il recentemente ottenuto brevetto da paracadutista.

Presente alla manifestazione anche il Coro del Gruppo Alpini di Melzo:
 


 


mercoledì 26 aprile 2017

Fernanda rimane con noi


E’ un giorno triste per la sezione di Segrate, questa notte è venuta a mancare Fernanda Russo.
Fernanda non era un Carabiniere ma ne incarnava a pieno lo spirito di sacrificio e di dedizione che contraddistinguono l’essenza dei Carabinieri.
Per tanti anni ha ricoperto de facto la funzione di segretaria tutto fare per la nostra sezione, con quello zelo e quello spirito di sacrificio che la contraddistinguevano, si sobbarcava chilometri e chilometri per essere sempre seduta alla sua scrivania, sempre attenta a tutto ciò che accadeva e sempre pronta a ricordare quello che era necessario fare: un aiuto davvero importante!
Con lei se ne va una parte della sezione stessa, era segretaria e custode allo stesso tempo, pronta a far rispettare le consegne a chiunque.
Ora, dopo una lunga malattia che però non l’ha minata nello spirito, sarà nostro compito continuare ad onorarla e a ricordarla nel modo a lei più consono: impegno e sacrificio.
Tutta la sezione si stringe attorno al marito e al fratello, vi siamo vicini in queste ore di dolore.

                                        Luca Sirtori





giovedì 20 aprile 2017

sempre più difficile entrare in carcere

Fabio Roia


il magistrato Fabio Roia (presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano) intervistato dal giornalista Stefano Zurlo


Aprile 2017


Siamo alle solite. I giornali sono inzuppati di storie di cronaca nera: carcerati che vengono scarcerati, pene che annegano nell'incertezza, statistiche impietose sulla sicurezza e la sua percezione.

“Lo so - attacca Fabio Roia, uno dei più noti giudici italiani, ex membro del Csm e oggi presidente della sezione delle misure di prevenzione del tribunale di Milano - i quotidiani li leggiamo pure noi”.


Dottor Roia, l'opinione pubblica è disorientata.

“Noi magistrati applichiamo la legge”.

È il gioco del cerino?

“No, è la realtà, poi per carità anche noi sbagliamo”.

Repubblica svela alcuni dati scioccanti elaborati dal Dap: su circa 10 mila rapinatori arrestati nel 2015 la metà è già fuori. Possibile?

“Scusi ma lei si è scordato lo Svuotacarceri”.

Il decreto legge dell'estate del 2013?

“Certo. Premessa: in Italia la custodia cautelare in carcere è un'eccezione. E l'indagato è presunto innocente fino alla sentenza di condanna. Di più: condanna definitiva. Nel 2013 il legislatore ha trasformato il carcere preventivo nell'eccezione dell'eccezione”.

In che modo?

“Il legislatore ha stabilito che non si può dare la custodia in carcere per un reato per cui non sia prevista una pena massima inferiore ai 5 anni”.

Tradotto?

“Abbiamo armi spuntate per contrastare illeciti anche odiosi dal punto di vista sociale e che destano sconcerto nell' opinione pubblica”.

L'elenco di questi reati?

“Il furto non aggravato o il piccolo spaccio”.

In concreto come funziona la norma?

“Io devo partire dal reato”.

Se la pena massima è inferiore ai 5 anni?

“Il discorso si chiude subito”.

È il caso classico dello spacciatore sotto casa?

“Certo. Io capisco che la gente s'indigni, ma quella è la norma: tu arresti lo spacciatore ma poi lo devi rimettere fuori subito. L'indomani magari quello è ancora sul marciapiede con le sue dosi”.

Scusi, ma il magistrato non può riarrestarlo di nuovo?

“Certo, ma poi deve scarcerarlo subito”.

Due volte? Tre volte

“Anche dieci volte in un anno”.

Ma alla terza volta posso presumere che voglia reiterare il reato.

“La norma è insuperabile. Certo, il magistrato può disporre gli arresti domiciliari ma se lo spacciatore è un irregolare senza casa che si fa?

Che si fa?

“Si dà l'obbligo di firma”.

Un sistema demenziale?

“Il parlamento è andato in questa direzione. L'obiettivo era alleggerire la pressione nelle celle”.

Potevano costruirne di nuove.

“Si è scelta quest'altra strada. Certo se mi chiede un parere posso dire che manca una politica di lungo respiro. Si procede per spot, sull'onda delle emozioni che salgono dall'opinione pubblica. Il sistema ondeggia, si contraddice, produce norme su norme”.

Restano i dubbi. La rapina è punita con una pena fino a 10 anni. Siamo oltre i 5, ma allora

perché tanti delinquenti sono già liberi?

“Il primo step è la legge, ma poi si deve valutare il caso in carne e ossa”.

In pratica?

“C'è rapina e rapina. Se un ladro sta svaligiando il supermercato, il vigilante lo affronta e lui gli dà uno spintone, allora per il codice si trasforma in rapinatore. Ma la pena sarà lieve”.

Quanto lieve?

“Qui scatta la previsione. Se il rapinatore è incensurato, ci sta che si scenda sotto i due anni. Alla fine del processo, il tizio otterrà la libertà condizionale e non farà un giorno di galera”.

In quel caso?

“Non posso disporre alcuna misura cautelare. Ma se prevedo che la pena possa arrivare a tre anni, la soglia per l'affidamento in prova, allora posso dare gli arresti domiciliari”.

Un manicomio?

“La detenzione viene considerata l'estrema ratio. Io posso anche condividere questa impostazione. Certo, ci vorrebbero processi rapidi, veloci e sentenze in tempi ragionevoli. Così si andrà in carcere solo per scontare una sentenza definitiva, non in attesa di un giudizio che potrebbe anche chiudersi con un'assoluzione”.


Testo completo dell'intervista su:  www.ilgiornale.it



lunedì 6 marzo 2017

minori presi di mira

ritrovamento pasticche

6 marzo 2017  - Circa un mese fa la madre di uno studente 17enne si era insospettita dopo il ritrovamento in mano a suo figlio di alcune pasticche di presunti "integratori"  e aveva avvisato i nostri amici della compagnia di San Donato Milanese.
Dopo aver analizzato le pasticche e scoperto che si trattava di un potente oppiaceo, sono stati subito predisposti servizi di osservazione e controllo nei luoghi di ritrovo dei giovani, in prossimità di scuole superiori e di locali notturni. 


I carabinieri in borghese hanno notato che i ragazzi si avvicinavano spesso a due uomini stranieri. Dopo averli pedinati fino alla loro abitazione, i militari hanno ottenuto un mandato di perquisizione e nel muro della cantina (vedi immagine sopra) hanno trovato oltre 2mila pasticche di oppioidi a base di ossicodone, come pure 10 grammi di hashish e 3.600 euro in contanti.


Ossicodone

I due soggetti, cittadini irakeni incensurati di 37 e 25 anni, vendevano le pasticche a 30/40 euro cadauna. L'ossicodone è un principio attivo contenuto in medicinali per la terapia del dolore, è uno stupefacente con effetti ancora più intensi di dell’eroina e morfina, e provoca dipendenza negli assuntori. 
Gli arrestati sono stati tradotti in carcere.


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Vedi anche l'episodio del gennaio 2016 vicino alla Scuola di Via San Rocco:

   http://ancsegrate.blogspot.it/2016/01/aggredita-13enne.html